L'anticlericalismo nel RIsorgimento

L'anticlericalismo nel RIsorgimento
  • A cura di: Gabriele Pepe, Mario Themelly
  • Anno: 1966
  • Formato: 14x22
  • Pagine: 286


€ 15,00

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Riscoprire, con i testi alla mano, la tradizione anticlericale del Risorgimento significa anzitutto restituire al termine «anticlericalismo», sciupato da un uso che ha voluto intenderlo come sinonimo di lotta contro il sentimento religioso, «antireligioneria» il suo significato autentico: quello di opposizione al potere politico del clero, di lotta per la libertà di coscienza, per la creazione dello stato moderno. Il potere politico del clero, il clericalismo, non si ha soltanto con il «governo dei cardinali», perché è clericale anche quel governo che - con le sanzioni o con i privilegi - discrimini i cittadini secondo un criterio di religione, non sappia resistere alla tentazione di usare le armi spirituali nella lotta politica, non rinunci a ispirare i suoi atti legislativi ai principi di una confessione religiosa, sia pure quella professata dalla maggioranza dei cittadini. 

I testi qui raccolti dimostrano che l'anticlericalismo fu nel Risorgimento un ideale comune a tutte le grandi coscienze impegnate nella lotta per la libertà: dai cattolici - la cui condanna della Curia politicante sorse da una sofferta esperienza religiosa, sensibile al dramma di tutta la Chiesa nell'età oscura dei pontificati di Gregorio e di Pio - ai laici che mirarono a ricondurre la Chiesa al diritto comune per stabilire uno dei presupposti della convivenza civile. Tutti i protagonisti del Risorgimento, liberali moderati, radicali, democratici, socialisti, videro nella lotta contro il clericalismo uno dei problemi di fondo che la nazione allora costituentesi doveva risolvere, anzi il problema primo, se è vero che il Risorgimento non fu rivendicazione di territori ma il processo attraverso cui si iniziò la edificazione della coscienza libera, critica, tollerante dell'italiano moderno.

Autori

Lacaita Editore