La grande illusione

La grande illusione

La questione tedesca dal 1953 al 1963

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  • Anno: 1999
  • Autore: Beatrice Benocci
  • Formato: 14x22
  • Pagine: 204


€ 12,00

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Il freddo, la fame, la criminalità, le malattie e il mercato nero, soprattutto il senso di disfattismo dominarono il cosiddetto "anno zero" della Germania. I primi mesi dell'occupazione alleata, dall'inizio del 1945 per le zone già liberate, portarono con sé, come ricorda lo stesso Adenauer, violenze sulle donne e saccheggi. Il processo di Norimberga (1945/1946) costrinse i tedeschi a sentire e vedere l'orrore dei campi di sterminio di cui fino a quel momento in molti in Germania avevano negato resistenza. I racconti dei profughi, di chi era riuscito a scappare dalla zona orientale, il livellamento comunista imposto nella zona sovietica, la lotta, dei socialdemocratici berlinesi, crearono nelle zone occidentali il "timore dei russi". Alla fine del 1945 Adenauer iniziò a guardare alle potenze occidentali quale partner attraverso il quale sarebbe stato possibile "salvare" la Germania da una rinascita del nazionalismo e dall'affermarsi del comunismo. La Germania sarebbe stata democratica; attraverso una politica "di cooperazione basata sulla fiducia reciproca", la Germania sarebbe entrata nell'orbita dell'Europa occidentale ottenendo così sicurezza, sovranità e soprattutto la riunificazione. Il fallimento del progetto CED (1954) convinse Adenauer dell'impossibilità di ottenere la sicurezza, la sovranità e la riunificazione senza il pagamento di un prezzo. Il progetto tedesco-occidentale per una Germania unita rappresentava non solo per i sovietici ma anche per gli alleati occidentali un pericolo per l'Europa e per il mondo intero. 

A partire dal 1953 fino al 1963, anno in cui Adenauer lasciò il Cancellierato, la sua unica preoccupazione fu quella di proteggere la Repubblica Federale Tedesca - e con essa la futura Germania unita - da chiunque tentasse di subordinare la questione tedesca, alla distensione internazionale. Un obiettivo perseguito con tenacia, in modo quasi ossessivo, che avrebbe portato il Cancelliere a temere la distensione internazionale e a viverla come una nuova possibile Yalta. 

Ed è proprio nel timore vissuto da Adenauer rispetto ai processo di distensione internazionale che incontriamo il limite della politica del Cancelliere. Solo con Brandt si verificherà la svolta che avrebbe portato nel 1989 alla caduta del muro di Berlino. Con Brandt la distensione internazionale sarebbe divenuta lo strumento primo dell'affermazione dei diritto tedesco alla riunificazione, ma è con Adenauer che la Germania rifiuta il ruolo di paese "oggetto" della politica americana e si presenta quale soggetto attivo del dialogo est-ovest, sempre pronto a contrastare, a volte con forza altre con astuzia il tentativo delle grandi potenze di piegarla alle diverse necessità della politica internazionale.

Autori

Lacaita Editore