L'isola del giorno prima

L'isola del giorno prima

Fantasia e realtà - storia e cultura nel romanzo di Umberto Eco

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  • Anno: 1997
  • Autore: Ruggero Puletti
  • Formato: 14x22
  • Pagine: 758


€ 20,00

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Questo terzo romanzo di Umberto Eco, si colloca nello stesso genere dei due precedenti: Il nome della rosa Il pendolo di Foucault. Romanzi di pensiero, come ho chiarito nel saggio pubblicato dallo stesso editore (Lacaita), non vuol dire certo restituire vita e valore alla morta erudizione. L'isola del giorno prima ha tuttavia caratteristiche proprie e inconfondibili. Manca l'aspetto del thriller che finisce per connotare il racconto di Adso di Melk. Non è presente la cultura che richiama le concezioni esoteriche, i miti afro-brasiliani e la storia dei Templari e dei Rosa-Croce. La storia che fa da sfondo è quella del Seicento europeo con le lotte tra Francia e Spagna per I'egemonia nel continente e nel Nuovo Mondo. Come aveva riscattato l'età medievale dalle superficiali e polemiche stroncature dell'illuminismo e del positivismo, così Eco, nell'Isola propone un giudizio più articolato e complesso sul Seicento. 

Il secolo XVII appare davvero come il palcoscenico sul quale recitano personaggi che appartengono più alla tragedia che al genere comico. Questa volta l'ironia di Eco non si concentra con insistenza sulla derisione, dell'ottimismo vegliato dalla razionalità, anzi insiste sul dato negativo di cui rinviene tracce nelle riflessioni dei libertini, e nelle opere dei grandi moralisti francesi da La Rochefoucauld a La Bruyère. 

Si muove dall'esperienza dell'assedio di Casale (dove s'impone un'atmosfera che richiama Stenhal), ci si sofferma sulla Parigi di Richelieu e di Mazzarino, per finire agli antipodi. C'è una sezione dell'opera che richiama il romanzo popolare. Il secolo infatti è quello che Alessandro Dumas ha richiamato con sbrigativi salgariana, nei suoi romanzi di cappa e spada. Dunque a comprendere le milieu (per dirla col Taine e con i naturalisti, da Zola a Maupassant) è necessario approfondire i temi culturali che Eco non si limita a enunciare, anzi ne fornisce un giudizio che tien conto della critica più recente. 

Passano come personaggi (talvolta richiamati soltanto da un nome) Pascal e Cartesio, Burton e Bacone, i "preziosi" da D'Urfé a Madame de La Fayette. Viene compiuto anche un originale ed efficace scavo interiore. In particolare della passione d'amore, solo in apparenza vissuta all'insegna del concettismo barocco. 

Roberto de la Grive è un giovane, come giovani erano Adso di Melk e Iacopo Belbo, ma come il primo aveva scritto alla vigilia della morte, così il Narratore che è giunto, fortunosamente, in possesso delle lettere di Roberto a Lilia è uomo maturo che, guarda tanto agli anni vissuti da Roberto quanto alla sua morte imminente. Se dunque il romanzo può essere collocato anche nel genere del "romanzo di formazione" (come il Werther), va subito aggiunto che la sua conclusione esprime la distaccata saggezza dell'uomo maturo che si apre alla vecchiaia anche se non la considera affatto come la stagione della saggezza. È facile dunque individuare il filo rosso che conduce I'autore dalla tormentata fede e milizia cattolica dell'eta giovanile, alla ferma e lacerante concezione spinoziana. 

Uno Spinoza sentito alla stessa maniera di come l'autore dell'etica è stato rivisitato di recente da Antimo Negri nel saggio: Spinoza sovversivo.

A questo disincantato approdo (che talora è immerso in un'aura di amarezza), corrisponde una lingua e uno stile diversissimi rispetto ai due romanzi precedenti.

Autori

Lacaita Editore