… un editore dev’essere tutt’altro che uno speculatore o un mercante. L’editore deve rappresentare un intero movimento di idee. Deve essere convinto, conoscerlo profondamente. Tanto meglio se vi ha portato il suo contributo anche lui, tanto meglio se è lui l’iniziatore. Con questo non si viene a dire che l’editore debba limitare le sue vedute al circolo chiuso di un sistema. Basta che a tutta la sua attività editoriale egli imprima i caratteri del movimento suo, che veda attraverso le sue convinzioni il mondo della dottrina e dell’arte. Per questo egli può avere un amore per la sua funzione sociale, può lavorare per un’idealità.
Ho in mente una mia figura ideale di editore… Penso un editore come un creatore, creatore dal nulla… se la sua forza finanziaria deve essere tutta la sua capacità di moltiplicare gli affari… L’importante è ch’egli non debba avere la condanna del nostro pauperismo, non debba vivere di ripieghi… tra le persecuzioni… il ricatto.
Il mio editore stampa 10 collezioni, trova i competenti dove sembra che non ci siano… Basta che egli sia stato logico, non abbia fatto transazioni con i suoi principi di uomo colto, che pubblico e scrittori siano sicuri di lui.
Piero Gobetti