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		<title>Giovanni Zibordi. Le idee e l&#8217;opera di un riformista</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 12:36:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Questo primo volume propone la maggior parte di un&#8217;ampia biografia di Giovanni Zibordi, che sarà completata nel secondo, perlopiù riservato alla cospicua bibliografia. L’occasione è da attribuirsi anzitutto al 150° anniversario della nascita di Camillo Prampolini, fra le cui iniziative, promosse da un apposito Comitato nazionale, ha trovato un’opportuna collocazione la proposta formulata dal Centro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questo primo volume propone la maggior parte di un&#8217;ampia biografia di <strong>Giovanni Zibordi</strong>, che sarà completata nel secondo, perlopiù riservato alla cospicua bibliografia. L’occasione è da attribuirsi anzitutto al 150° anniversario della nascita di Camillo Prampolini, fra le cui iniziative, promosse da un apposito Comitato nazionale, ha trovato un’opportuna collocazione la proposta formulata dal Centro studi Ivanoe Bonomi, di una bio-bibliografia, alla luce della constatazione che il primo è stato giustamente considerato <em>il braccio destro</em> del secondo, giacché si trovò nella felice situazione di integrare, senza forzature di sorta, le spiccate attitudini di Prampolini in fatto di invenzione e costruzione di organizzazioni proletarie, con l’apporto di una coerente affermazione ideologica. Il risultato si tradusse in una proficua simbiosi, che promosse e diresse per circa un ventennio, nel Reggiano, <em>il principale laboratorio di vita socialista</em> e di riformismo dell’intero Paese.</p>
<p>Gli autori hanno ripercorso la vita di Zibordi dagli anni padovani a quelli del liceo, concluso al <em>Virgilio</em> di Mantova; dall’intrigante rapporto con Carducci all’università di Bologna sino al frenetico <em>apostolato</em> socialista nelle campagne mantovane a ridosso del fiume Po, da lui definito <em>grande agitatore d’onde e di idee</em>; per proseguire con il crescente impegno nelle neonate organizzazioni socialiste economiche, sociali e politiche, e l’avvio della professione giornalistica, che lo vedrà, fra l’altro, attivamente impegnato per circa mezzo secolo, prima nella direzione del settimanale <em>La Nuova Terra </em>di Mantova, poi, per 17 anni, del quotidiano <em>La Giustizia</em> di Reggio Emilia, considerata a buon diritto fra le più prestigiose testate del socialismo italiano. Solido e coerente socialista riformista, Zibordi operò con lucida e proficua determinazione pure nell’amministrazione dell’ente locale e partecipò attivamente alla vita parlamentare. Costretto dai fascisti reggiani ad allontanarsi dalla città, Zibordi trovò rifugio a Milano dove trascorse il <em>ventennio</em> vivendo di lezioni private e in operoso silenzio. Impossibilitato a pubblicare articoli politici, si dedicò in modo sistematico alla Letteratura, nella duplice veste di critico e scrittore. Cinque giorni prima del trapasso, ci piace ricordarlo mentre festeggia, con i familiari, l’arresto di Mussolini.</p>
<p><strong>Indice</strong></p>
<p><em>Luigi Cavazzoli</em> &#8211; La formazione culturale e politica di Zibordi<br />
<em>Maurizio Punzo</em> &#8211; Giovanni Zibordi e la “Critica Sociale”<br />
<em>Dino Mengozzi </em>- Il corpo socialista e l’etica del cittadino in Zibordi<br />
<em>Luigi Gualtieri</em> &#8211; Zibordi amministratore a Reggio Emilia tra teoria e prassi<br />
<em>Sheyla Moroni </em>- Un deputato (si) racconta: Zibordi e il Parlamento<br />
<em>Stefano Costanzi</em> &#8211; Zibordi letterato<br />
<em>Mirco Carrattieri</em> &#8211; Dalla polemica politica alla critica storica. Zibordi e il fascismo</p>
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		<title>La Nazione allo specchio</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 08:06:15 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Società e Cultura]]></category>

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		<description><![CDATA[Al centro del dibattito pubblico a partire dalla fine dell’Ottocento, quella dei beni culturali ed ambientali rappresenta una materia decisiva nell’evoluzione dell’azione politica dei governi nazionali. Collante identitario, elemento di proiezione delle classi dirigenti fuori e dentro il territorio, strumento prediletto di pressione per le nascenti organizzazioni di interesse, la tutela e la valorizzazione del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Al centro del dibattito pubblico a partire dalla fine dell’Ottocento, quella dei beni culturali ed ambientali rappresenta una materia decisiva nell’evoluzione dell’azione politica dei governi nazionali.<br />
Collante identitario, elemento di proiezione delle classi dirigenti fuori e dentro il territorio, strumento prediletto di pressione per le nascenti organizzazioni di interesse, la tutela e la valorizzazione del patrimonio storico-artistico e del paesaggio divengono vettori di sviluppo e modernizzazione nel nuovo scenario della società di massa.</p>
<p>La ricca selezione di interventi che si presenta in questo volume, che prende le mosse dal convegno intitolato a <em>La gestione dei beni culturali in 150 anni di storia</em> d’Italia (Firenze – Palazzo Vecchio – 20 maggio 2011), ne disegnano le traiettorie dalle origini incerte e difficoltose, attraverso il fondamentale passaggio della &#8220;costruzione della Nazione&#8221; italiana, fino agli esiti più felici e recenti che confluiscono nella costituzione dell’omonimo Ministero per mano di Giovanni Spadolini.</p>
<p><strong>Indice</strong></p>
<p>Nota introduttiva di <em>Andrea Ragusa</em><br />
<em>Donata Levi</em> &#8211; Cultura e politica della tutela nella storia italiana: l’apporto di due funzionari nella seconda metà dell’Ottocento<br />
<em>Paolo Rusconi</em> &#8211; Artisti e cultori d’arte: percorsi generazionali e modelli formativi. Inchieste e questionari negli anni Venti e Trenta<br />
<em>Angelo Varni</em> &#8211; L’organizzazione della tutela: le Soprintendenze per le Belle Arti<br />
<em>Antonella Gioli</em> &#8211; “Centri” e “periferie” nella storia del patrimonio culturale: l’istituzione di musei e pinacoteche nei verbali dei Comuni (1860-1880)<br />
<em>Carlo M. Fiorentino</em> &#8211; Conservare la conservazione. La legislazione sulla conservazione archivistica dall’Unità ad oggi<br />
<em>Pietro Sirena</em> &#8211; Profilo giuridico sul bene culturale<br />
<em>Dino Mengozzi</em> &#8211; Bellezza e coscienza nazionale. Dalle requisizioni napoleoniche al “furto” della Gioconda<br />
<em>Andrea Ragusa</em> &#8211; La Nazione allo specchio. La gestione dei beni culturali ed ambientali e le origini dello Stato contemporaneo<br />
<em>Alberto Malfitano </em>- La gestione del paesaggio: il caso della Pineta di Ravenna<br />
<em>Santi Fedele</em> &#8211; Evento catastrofico e gestione dei beni culturali: il caso di Messina dopo il sisma del 28 dicembre 1908<br />
<em>Luigi Tomassini</em> &#8211; La costruzione dell’immagine fotografica dell’Italia unita, fra pubblico e privato: i grandi fotografi editori del XIX° secolo<br />
<em>Michele Rak</em> &#8211; Libri, giornali, cultura visuale nei primi decenni dell’Unità d’Italia (1861 – 1900)<br />
<em>Cosimo Ceccuti </em>- Giovanni Spadolini e la nascita del Ministero per i Beni Culturali<br />
<em>Daniele Pasquinucci</em> &#8211; I chierici contro l’Europa: la fondazione dell’Istituto Universitario Europeo a Firenze</p>
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		<title>Francesco Fancello</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jul 2011 14:04:28 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Società e Cultura]]></category>

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		<description><![CDATA[Perché una biografia su Francesco Fancello? Perché Fancello è stato un protagonista importante ma poco conosciuto della storia italiana del novecento: visse in prima persona i momenti fondamentali della nostra storia più recente, dalla Grande Guerra all’opposizione clandestina contro il regime fascista, sino alla ricostruzione della democrazia e alla nascita della Repubblica, passando attraverso la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Perché una biografia su <strong>Francesco Fancello</strong>? Perché Fancello è stato un protagonista importante ma poco conosciuto della storia italiana del novecento: visse in prima persona i momenti fondamentali della nostra storia più recente, dalla Grande Guerra all’opposizione clandestina contro il regime fascista, sino alla ricostruzione della democrazia e alla nascita della Repubblica, passando attraverso la sofferta ed eroica esperienza del carcere e del confino. Fu infatti volontario nel primo conflitto mondiale, ufficiale degli Arditi due volte decorato, militante del movimento dei combattenti dopo la guerra, giornalista e fondatore insieme a Camillo Bellieni ed Emilio Lussu del Partito Sardo d’Azione, ferreo antifascista e ancora, figura di primo piano dell’azionismo e socialista dopo lo scioglimento del Pda.<br />
La storia d’Italia e quella sarda, il mondo della politica, lo hanno quasi dimenticato. Responsabile di questa rimozione, è stato forse, almeno in parte, il suo carattere schivo e riservato, il suo rifuggire da una popolarità che pure poteva derivargli da un prestigioso percorso politico-culturale.<br />
Nonostante la sua militanza nell’ANC, nel Psd’az, nel movimento di Giustizia e Libertà, l’elezione all’esecutivo del Pda sin dalla fondazione del partito e la partecipazione ai lavori della Consulta Nazionale, malgrado le offerte di incarichi ministeriali da lui sempre rifiutate, Fancello non fu mai un politico nel senso pieno del termine. Schivo e solitario, sebbene molto legato ai suoi amici di sempre, egli decise, dopo la Liberazione, di non voler considerare la politica come sua professione.<br />
Ma l’eredità politica e umana che Fancello ha lasciato è non solo importante ma attualissima; nel maggio del 2000 si è tenuto in Sardegna un importante convegno a lui interamente dedicato, che ha rappresentato una grande occasione per riscoprirne il percorso ideale e politico. È stato anche grazie a questo convegno che questa ricerca ha avuto inizio, e con essa il tentativo di ricordare e raccontare una vicenda storica e umana che certamente meritano un’attenzione ben diversa da quella sino ad ora ricevuta.</p>
<p><strong>CARMEN SECHI</strong> si è laureata in Lettere indirizzo Storia moderna e contemporanea presso l’Università “La Sapienza” di Roma. Sempre presso l’Università “La Sapienza” ha goduto di una borsa di studio per il Corso di Alta Formazione in Giornalismo e Comunicazione.</p>
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		<title>Volontariato e mutua solidarietà. 150 anni di previdenza in Italia</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Jul 2011 07:00:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il volume raccoglie – ampliati ed integrati – gli interventi del Convegno di Studi Volontariato e mutua solidarietà, svoltosi in Palazzo Vecchio nel novembre del 2010 e intende proporre, da prospettive metodologiche diverse, alcuni piani di lettura del caso nazionale italiano che vanta una tradizione ampia e radicata nel territorio figlia da un lato della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il volume raccoglie – ampliati ed integrati – gli interventi del Convegno di Studi Volontariato e mutua solidarietà, svoltosi in Palazzo Vecchio nel novembre del 2010 e intende proporre, da prospettive metodologiche diverse, alcuni piani di lettura del caso nazionale italiano che vanta una tradizione ampia e radicata nel territorio figlia da un lato della secolare iniziativa delle istituzioni religiose e dall’altro, soprattutto dopo il tramonto delle organizzazioni di mestiere e con l’emergere di un moderno sistema economico capitalistico del fenomeno, di matrice laica, del mutuo soccorso.<br />
Alla luce del 150° anniversario dell’unificazione, evento che rese cruciale, tra le altre, la questione della difficile riorganizzazione ed omogeneizzazione delle politiche assistenziali varate dagli antichi Stati italiani e nel contempo il problema dei rapporti tra i soggetti tradizionalmente operanti in questo ambito e lo Stato, il libro presenta una sorta di bilancio e, nello stesso tempo, apre al confronto sul futuro dell’azione volontaria e di una sua possibile integrazione con le istituzioni e le politiche di welfare, forse la sfida più importante sulla quale saranno chiamati a misurarsi tutti i più avanzati sistemi di protezione sociale occidentali.</p>
<p><strong>GIANNI SILEI</strong> è professore aggregato di Storia contemporanea all’Università di Siena e coordina le attività dell’Osservatorio Rischi ed Eventi Naturali e Tecnologici (Orent) costituito nell’ambito del Centro Interuniversitario per la Storia del Cambiamento Sociale e dell’Innovazione dell’Università di Siena. Per i Tipi Lacaita ha pubblicato, tra l’altro, <em>Le radici dell’incertezza. Storia della paura tra Otto e Novecento</em> (2008).</p>
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		<title>Eugenio Colorni federalista</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Jul 2011 15:14:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Eugenio Colorni (Milano 1909 &#8211; Roma 1944), esponente del partito socialista nell’attività clandestina, venne arrestato dai fascisti nel 1938, rinchiuso nel carcere di Varese e condannato a cinque anni di confino da scontare nell’isola di Ventotene allora campo di detenzione per politici e dissidenti del regime. Il 1938 cambiò indubbiamente la vita di Colorni perché [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Eugenio Colorni</strong> (Milano 1909 &#8211; Roma 1944), esponente del partito socialista nell’attività clandestina, venne arrestato dai fascisti nel 1938, rinchiuso nel carcere di Varese e condannato a cinque anni di confino da scontare nell’isola di Ventotene allora campo di detenzione per politici e dissidenti del regime.</p>
<p>Il 1938 cambiò indubbiamente la vita di Colorni perché il suo inserimento nel mondo carcerario e di confino fascista, pur nel suo doloroso itinerario, consentì il confronto con altri detenuti politici e quindi lo sviluppo del suo pensiero e della sua azione che si concretizzeranno, nell’inverno 1940-1941, nell’elaborazione – frutto di reciproci incontri intellettuali con Altiero Spinelli, Ernesto Rossi e con l’allora moglie Ursula Hirschmann – del Manifesto di Ventotene, pietra miliare del pensiero federalista ed europeista moderno.<br />
Evaso dal successivo confino di Melfi, partecipò alla Resistenza e fondò a Milano il 28-29 agosto 1943, durante una riunione clandestina tenuta a casa del valdese Mario Alberto Rollier, il Movimento federalista europeo partecipando alla scrittura delle sei Tesi Politiche alla base dello sviluppo della teoria federale sovranazionale. Il Manifesto e le Tesi indicano le linee teoriche per la costruzione di un’Europa federale nonché gli orientamenti programmatici e organizzativi per conseguire lo scopo. Tra questi fondamenti teorici vi è la presa di coscienza della crisi dello Stato nazionale sovrano, il quale nella teoria federalista occupa il posto fondamentale che nel liberalismo è rappresentato dal concetto di crisi della monarchia assoluta e nella teoria marxista da quello di crisi del capitalismo. Essa permise a Colorni, Spinelli e Rossi di individuare la contraddizione di fondo del mondo contemporaneo, di formulare un giudizio storico complessivo e di elaborare una teoria politica nuova rispetto al pensiero politico dominante.<br />
Colorni venne ucciso dai fascisti della Banda Koch a Roma, alla vigilia della liberazione della capitale, nel maggio del 1944.</p>
<p>Partendo idealmente dal carcere di Varese questo volume raccoglie relazioni sull’azione federalista e socialista di Colorni proposte al Convegno Eugenio Colorni federalista, svoltosi a Villa Toeplitz di Sant’Ambrogio Olona Varese il 22 ottobre 2010. La giornata di studi è stata promossa dalla Cattedra Jean Monnet dell’Università degli Studi dell’Insubria, dal Centro interdipartimentale di ricerca e documentazione sulla storia del ‘900 dell’Università degli Studi di Pavia con il fondamentale contributo del Comitato nazionale per le celebrazioni del centenario della nascita di Eugenio Colorni.</p>
<p><strong>FABIO ZUCCA</strong> è titolare della cattedra Jean Monnet di Storia dell’integrazione europea presso l’Università degli Studi dell’Insubria. È direttore dell’Archivio Storico dell’Università degli Studi di Pavia nonché direttore del Centro interdipartimentale di ricerca e documentazione sulla storia del Novecento dello stesso Ateneo. Per la casa editrice “Il Mulino” ha pubblicato il volume <em>Autonomie locali e federazione sovranazionale. La battaglia del Conseil des Communes et Régions d’Europe per l’unità europea</em> (2001), con prefazione di Valéry Giscard d’Estaing e curato il libro <em>Europeismo e federalismo in Lombardia dal Risorgimento all’Unione europea</em> (2007). È autore del volume <em>Agostino Codazzi. Cartografo, geografo ed esploratore (1793-1859)</em> (1989) edito da “La Nuova Italia” nonché curatore e autore di altri libri e saggi di storia contemporanea e di archivistica.</p>
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		<title>Italia e Francia: una pace difficile. L’ambasciatore Giuseppe Saragat e la diplomazia internazionale (1945-1946)</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Jun 2011 13:03:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Una tappa fondamentale nel processo di formazione politica e culturale di Giuseppe Saragat fu l’esperienza di ambasciatore in Francia, dall’aprile 1945 al marzo 1946. Dopo aver trascorso in esilio oltre un decennio, fra Parigi e Saint-Gaudens, nel corso di quell’anno, Saragat non solo riprese i contatti con i socialisti francesi e con Léon Blum ma, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una tappa fondamentale nel processo di formazione politica e culturale di <strong>Giuseppe Saragat</strong> fu l’esperienza di ambasciatore in Francia, dall’aprile 1945 al marzo 1946. Dopo aver trascorso in esilio oltre un decennio, fra Parigi e Saint-Gaudens, nel corso di quell’anno, Saragat non solo riprese i contatti con i socialisti francesi e con Léon Blum ma, soprattutto, incontrò i rappresentanti delle principali potenze mondiali, con i quali dibatté delle spinose questioni relative al trattato di pace italiano.<br />
In questa impegnativa attività, Saragat prese diretta conoscenza delle grandi questioni internazionali, in cui l’Italia era parte modesta e che ormai venivano definendosi in una dura contrapposizione fra i due Blocchi. E nonostante le buone intenzioni che i governanti francesi gli manifestarono ripetutamente, Saragat presto raggiunse la consapevolezza che le questioni fra Italia e Francia non sarebbero certamente state risolte bilateralmente ma avrebbero fatto parte di un ben più ampio tavolo di trattative, su scala mondiale. Questa attività diplomatica, inoltre, fu determinante per la successiva decisione di dare vita, con la scissione di palazzo Barberini del gennaio 1947, ad un nuovo soggetto politico nell’ambito della sinistra italiana.</p>
<p>Gli incontri con l’ambasciatore sovietico Aleksander Bogomolov e le dinamiche della nascente guerra fredda consolidarono in Saragat la convinzione che il movimento socialista avrebbe potuto avere, a livello nazionale e mondiale, un ruolo di mediazione rispetto alla contrapposizione fra le due grandi potenze, con la creazione di una Terza forza europea socialdemocratica e indipendente; allo stesso tempo, Saragat comprese come l’antica avversione del comunismo internazionale verso le socialdemocrazie europee, messa da parte nell’offensiva al nazifascismo, avrebbe nuovamente preso vigore con la fine della guerra.<br />
Ogni tentativo, da parte socialista, di fusione con il Partito comunista italiano, quindi, doveva essere fortemente osteggiato; e proprio per evitare il pericolo fusionista, dopo appena un anno di attività diplomatica, Saragat decise di rientrare in Italia dove avrebbe ripreso la sua azione politica per la difesa dell’autonomia socialista, in vista delle elezioni del giugno 1946.</p>
<p><strong>MICHELE DONNO</strong> (Lecce, 1977) è ricercatore di Storia contemporanea presso l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”.<br />
Dottore di ricerca in Storia politica dell’Età contemporanea all’Alma Mater Studiorum di Bologna e assegnista di ricerca nel Dipartimento di Scienze storiche e socio-politiche della LUISS “Guido Carli” di Roma. Ha pubblicato articoli e monografie sul secondo dopoguerra e sulla storia del socialismo democratico e del liberalismo in Italia. È autore dei volumi Socialisti democratici. Giuseppe Saragat e il PSLI (1945-1952), Rubbettino 2009, e Alberto Simonini socialista democratico. Da operaio a ministro della Repubblica (1896-1960), 2010.</p>
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		<title>Ambiente, rischio sismico e prevenzione nella Storia d’Italia</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Jun 2011 07:52:32 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Società e Cultura]]></category>

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		<description><![CDATA[Le conseguenze di un disastro dipendono dal grado di sviluppo di una società ma, al pari della loro percezione, sono anche e soprattutto un fattore culturale. Raccogliendo i contributi di studiosi di differenti discipline il volume, attraverso l’analisi dei fenomeni sismici, si propone di affrontare alcuni aspetti della storia degli eventi naturali inserendola nel più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le conseguenze di un disastro dipendono dal grado di sviluppo di una società ma, al pari della loro percezione, sono anche e soprattutto un fattore culturale.<br />
Raccogliendo i contributi di studiosi di differenti discipline il volume, attraverso l’analisi dei fenomeni sismici, si propone di affrontare alcuni aspetti della storia degli eventi naturali inserendola nel più ampio contesto dello studio dei rischi e dell’evoluzione delle modalità di prevenzione e risposta alle calamità, in questo caso naturali, elaborate in Italia dall’Ottocento fino ai nostri giorni. Tra gli obiettivi è quello di fornire un contributo in direzione della elaborazione di una moderna memoria storica di questi eventi.</p>
<p>Il saggio, piuttosto che limitarsi ad una semplice elencazione di episodi e testimonianze (talvolta semplicemente di “casi umani”, toccanti ma fini a sé stessi) o di dati quantitativi, intende studiare con un approccio multidisciplinare le modalità con cui la società italiana si rapporta con questi eventi e, più in generale, con la natura, con il territorio e con l’ambiente: come sul piano legislativo così come su quello della gestione dell’emergenza, così sul piano delle politiche di ricostruzione e su quello urbanistico e della gestione del territorio e dei beni ambientali; tanto sotto il profilo tecnico quanto su quello culturale e dell’immaginario collettivo.</p>
<p><strong>Gianni Silei</strong> è professore aggregato di Storia contemporanea all’Università di Siena e coordina le attività dell’Osservatorio Rischi ed Eventi Naturali e Tecnologici (Orent) costituito nell’ambito del Centro Interuniversitario per la Storia del Cambiamento Sociale e dell’Innovazione dell’Università di Siena.<br />
Per i Tipi Lacaita ha pubblicato, tra l’altro, Le radici dell’incertezza. Storia della paura tra Otto e Novecento (2008).</p>
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		<title>La mia Roma. Diario 1943-1944</title>
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		<pubDate>Fri, 13 May 2011 09:43:10 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Novità Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Una testimonianza unica quella resa da Umberto Zanotti Bianco (1889-1963) nella Roma occupata dai nazisti. Da sempre antifascista, per elezione legato al vecchio mondo liberale, nel Diario 1943-1944 egli segue un percorso di cui sono pervenute poche testimonianze vive: l’ambiente dei militari monarchici che si raccoglievano attorno a Cordero di Montezemolo e quello più intellettuale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una testimonianza unica quella resa da Umberto Zanotti Bianco (1889-1963) nella Roma occupata dai nazisti. Da sempre antifascista, per elezione legato al vecchio mondo liberale, nel <em>Diario 1943-1944 </em>egli segue un percorso di cui sono pervenute poche testimonianze vive: l’ambiente dei militari monarchici che si raccoglievano attorno a Cordero di Montezemolo e quello più intellettuale dei liberali della nuova e della vecchia generazione tra i quali spicca la figura di Benedetto Croce.</p>
<p>Ricercato dalla polizia, nascosto in case di amici, Zanotti Bianco tesse le fila di una Resistenza che si organizzò e operò accanto a quella che faceva capo al CLN, offrendoci un aspetto inedito di Roma &#8220;Città aperta&#8221;.</p>
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		<title>Eugenio Colorni e la cultura italiana fra le due guerre</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Jan 2011 16:28:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La complessa figura di Eugenio Colorni (1909- 1944) è variamente tornata, nel corso degli anni, al centro dell&#8217;attenzione degli studiosi, che attraverso saggi biografici, articoli e raccolte antologiche ne hanno indagato l&#8217;itinerario politico antifascista e la riflessione europeista. Costretto dal regime al confino, Colorni fu tra gli estensori, insieme con Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La complessa figura di Eugenio Colorni (1909- 1944) è variamente tornata, nel corso degli anni, al centro dell&#8217;attenzione degli studiosi, che attraverso saggi biografici, articoli e raccolte antologiche ne hanno indagato l&#8217;itinerario politico antifascista e la riflessione europeista. Costretto dal regime al confino, Colorni fu tra gli estensori, insieme con Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, del cosiddetto &#8220;Manifesto di Ventotene&#8221;, documento fondamentale nel percorso verso l&#8217;integrazione europea. Poche sono state, invece, le trattazioni che hanno cercato di entrare nel merito del suo pensiero filosofico, inquadrandone le fonti, il contesto storico e l&#8217;elaborazione teorica.<br />
Il convegno organizzato a Milano il 15-16 ottobre 2009 nella ricorrenza del centenario della nascita e del quale si raccolgono qui gli atti, ha perciò inteso indirizzare l&#8217;attenzione degli studiosi sui risvolti storiografici e teorici della filosofia di Colorni e sull&#8217;approfondimento dei rapporti con la cultura dei tempi suoi. Proveniente da una famiglia dell&#8217;ebraismo italiano &#8220;assimilato&#8221;, allievo di Piero Martinetti e Giuseppe Antonio Borgese all&#8217;Università di Milano, Colorni fu ammiratore critico di Benedetto Croce e studioso fra i più originali di Leibniz. Filosofo &#8220;di professione&#8221;, nel corso degli anni egli maturò tuttavia un atteggiamento di profonda avversione nei confronti del pensiero inteso quale univoca interpretazione del mondo, avversione che lo indusse ad aprirsi con inedita sensibilità ai problemi della critica metodologica e della scienza fisica e matematica. Dotato di una non comune curiosità intellettuale, egli fu inoltre fra i primi studiosi ad occuparsi, in Italia, di psicoanalisi. Il versante più originale della epistemologia colorniana rimase però allo stato di semplice abbozzo: nel 1944, appena trentacinquenne, Colorni venne infatti assassinato a Roma, dov&#8217;era entrato in clandestinità, dagli sgherri della Banda Koch.</p>
<p><strong>Geri Cerchiai</strong> è ricercatore presso l&#8217;Istituto per la storia del pensiero filosofico e scientifico moderno del CNR, sede di Milano. Studioso del pensiero vichiano e della storia della filosofia novecentesca in Italia, ha recentemente curato la riedizione degli scritti filosofici di Eugenio Colorni (La malattia della metafisica. Scritti filosofici e autobiografici, Einaudi, Torino 2009).</p>
<p><strong>Giovanni Rota</strong> collabora con l&#8217;Istituto per la storia del pensiero filosofico e scientifico moderno del CNR, sede di Milano, e con il Dipartimento di Filosofia della Statale di Milano. Ha pubblicato i libri Giuseppe Gangale. Filosofia e protestantesimo (Claudiana, Torino 2003) e Intellettuali, dittatura, Razzismo di Stato (FrancoAngeli, Milano 2008).</p>
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		<title>Gaetano Salvemini (1873-1957). Ancora un riferimento</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Dec 2010 15:31:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Collezione di Studi Meridionali]]></category>
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