La comunicazione politica tra mercato e ideologia

La comunicazione politica tra mercato e ideologia

Film storico, neo-televisione, informazione locale

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  • Anno: 1999
  • Autore: Mario Proto
  • Formato: 14x22
  • ISBN: 9788887280234
  • Pagine: 212


€ 12,00

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Nell'arco degli ultimi due o tre anni il comportamento elettorale degli italiani è radicalmente cambiato. Da percentuali alte di partecipazione al voto si è passati a forme sempre più marcate di astensionismo. La politica attiva non riscuote più il consenso della stragrande maggioranza degli italiani. La classe politica, ormai, è espressione di una parte minoritaria della società civile; le rimangono, per sopravvivere, poche risorse come il voto di scambio e di appartenenza (sempre più relativa). La comunicazione politica, in questo panorama, appare più difficile.
La leadership cambia fisionomia, è più modesta, più limitata nelle capacità e negli orizzonti; nell'era della mediocrità è diffuso il leader comune, con il quale può identificarsi gran parte di una società che ha smarrito la speranza del cambiamento, e preferisce virtualmente condividere le preferenze dei leaders (calcetto, cucina, trasvolate marine, ecc.).
La teoria della politica-spettacolo, in auge in Italia negli anni '80, non regge più. Scomparso il leader grintoso ed autoritario, sul piccolo teleschermo si accalca una folla di mediocri rampanti e furbi, che si parlano fra di loro, si mandano messaggi pur facendo finta di rivolgersi ai cittadini. La comunicazione politica non avviene più attraverso gli strumenti delle trasmissioni televisive realizzate ad hoc in passato. L'audience è ridotta al minimo, quando non è del tutto assente. Il linguaggio, se non è incomprensibile, è sciatto o impiegatizio o delirante. I problemi del paese rimangono nello sfondo, appaiono in lontananza, mentre l'informazione applica la politica del silenziatore in circostanze particolarmente delicate (il crollo dell'euro con la guerra nei Balcani; le visite a Palazzo Chigi di banchieri, imprenditori e industriali; i privilegi dei parlamentari, ecc.). Intanto comunicare anche per lo Stato è una necessità vitale, e il rapporto con i mass media diventa sempre più strategicamente utile. Alla velina del fascismo si sostituisce l'omogeneità conformistica della informazione economica e politica, mentre rimane alto il livello dell'allarme sociale, ottima esca per fare il pieno di voti moderati. La comunicazione politica si barcamena tra mercato e ideologia, dentro le maglie di un duopolio che rimane privo di una soluzione legislativa degna di un paese civile e moderno.
Adesso si rincorrono più gli spot che le tribune politiche, perché più brevi e più efficaci nel bel mezzo delle trasmissioni più seguite. Ma la comunicazione politica non è un fenomeno che riguardi solo la televisione del frammento (neo-televisione). È dentro altre forme comunicative come il cinema e l'informazione locale. Ma i livelli e le tecnologie sono di tutt'altro segno segno. Basta confrontarle per avere un'idea della miseria dello spettacolo del potere.

Autori

Lacaita Editore