Un amore viola

Un amore viola
  • Anno: 1988
  • Autore: Giuseppe d'Errico
  • Formato: 14x22
  • Pagine: 72


€ 5,00

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Il nome di Giuseppe d'Errico è ben conosciuto dagli amatori di poesia: è conosciuto per il numero delle sue evocazioni (questo è il suo quinto volume) e per l'intensità della sua passione. Una passione ostinata che non scioglie mai definitivamente le sue occasioni, le sue ragioni e si potrebbe dire quello che è il fondo della sua anima. Infatti il poeta non fa che ritornare sulle prime evocazioni con il chiaro intento di trovare nuovi riflessi e nuovi echi. Ne risulta un discorso unico che il lettore può verificare da una raccolta all'altra ma se esiste tale possibilità di confronto, ne esiste anche un'altra che attiene alla qualità della voce e alla costanza delle intenzioni. Così possiamo assistere al doppio giuoco fra aspirazioni e risultati, fra tensione e allentamento. Ma c'è davvero questa riduzione di tensione, esistono delle pause nell'ambito della sua passione? Direi di si. Alla rilettura si ha l'impressione che nel modulare all'infinito la sua canzone fulminata il poeta abbia piena coscienza della sua scommessa: una scommessa che si moltiplica all'infinito, sull'ordine degli eventi che per la maggior parte sono eventi familiari. Nello stesso tempo bisogna prendere atto della forza e dell'impegno poetico del d'Errico, si direbbe che sul tavolo della poesia abbia puntato tutto il suo capitale di sentimenti. Così non sembra azzardato prevedere che il d'Errico non si scosterà più da questo regime quotidiano che peraltro è legato a un'ispirazione più alta. La sua stessa vena nostalgica riflette i paesaggi, gli ambienti, i colori della natura: siamo di fronte a un paese intatto che la vita ha, sì, assalito e continua a assalire ma che per l'intervento della grazia poetica si dimostra intangibile e non scalfibile. È chiaro che sotto questo profilo il poeta non si stacca da quella che è Ia regola, la via maestra della poesia ma proprio nell'ossequio alla norma riesce a inserire la sua voce e il modo della restituzione. Generalmente non si va al di là della notazione o del racconto bruciato e bloccato sin dall'inizio e tuttavia gli bastano poche parole per ricreare il clima originale del suo mondo, l'aria del suo paradiso perduto e sempre inseguito. 

d'Errico conosce molto bene il valore della sua corsa interiore eppur dimostra di possedere in pieno il senso delle responsabilità e delle possibilità. Così dal suo canto continuo che molte volte appare già sotto la superficie delle apparenze estrae l'essenziale, trae ciò che gli è necessario. 

La sua vita stessa sembra dedicata per intero a questo tipo di speculazione inferiore: non grandi obiettivi, non grosse speranze ma soltanto l'idea che del suo paesaggio terreno resti una voce da consegnare ai figli e a chi gli sta vicino. Certo la sua non è una età da testamenti, ciò non toglie che questa luce più sicura e ferma venga offerta e ai primi interessati e ai semplici lettori, quali siamo. d'Errico ci presenta il suo bilancio e sarebbe ingiusto e errato non dargli atto di quello che ha voluto fare, anzi di ciò che non ha potuto fare a meno di dire. Poche parole ma fatte destinate alla ricerca dell'umile verità degli uomini.

Autori

Lacaita Editore