Martina Franca

Martina Franca

Dal fascismo alla rivoluzione borghese

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  • Anno: 1986
  • Autore: Lorenzo Castellana
  • Formato: 17x24
  • Pagine: 160


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C'è stato il regime fascista a Martino Franca? No. Qui è continuata, con trasformismo della peggiore specie la vecchia, improduttiva, conflittuale politica delle fazioni con la regia del potere dei "galantuomini". 

C'è stato il movimento di consenso e di opere che il fascismo accompagnò nella fase di maggiore spinta rivoluzionaria? La risposta è ancora, in assoluto, no. Martina per tutto il ventennio è agli ultimi posti nel circondario, prima, e nella provincia di Taranto, poi, per indice di analfabetismo, per scarsa valenza di opere pubbliche, per cultura e mentalità laica e religiosa. 

Solo la scuola, e in particolare il convitto Savoia, gestito da don Sebastiano Carucci, costituì un primo microrganismo di cultura, comportamenti, consuetudini alternative al chiuso e arretrato mondo come di "montagna".

Ma, dal 1943 Martina gira pagina e avvia una radicale RIVOLUZIONE: la rinnovata Chiesa jonica fornisce la spinta ideologica, la borghesia professionistica presta i "quadri": Alfonso, Guglielmo e Alberico Motolese sono gli autorevoli capi; Sebastiano Carucci l'antagonista fuorigioco. E accanto ad essi le punte emergenti della borghesia professionistica al potere: Giovanni Serio, Francesco Muschio-Schiavone, Giovanni Margiotta, Giuseppe Pavone, Michele Carrieri, Matteo Nigri, Angelo Pizzigallo. 

Con la DC e la borghesia professionistica, le ACLI costituiscono, con ruolo storico determinante, il terzo vertice del triangolo che esclude dal potere il PCI.

Negli anni '60 la RIVOLUZIONE ha un primo assestamento: alla borghesia professionistica si affianca la borghesia pragmatica. Il leader che pilota la nuova fase è Giuseppe Caroli, nella continuità del consenso alla DC.

E oggi? Franco Punzi, Antonio Silvestri, Antonio Caroli comparse o protagonisti? La frammentazione socio-politica in atto conseguirà nuova progettualità?

Autori

Lacaita Editore