Nicola Corretto, un militante socialista di base

Nicola Corretto, un militante socialista di base

La vita attraverso le testimonianze

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  • A cura di: Antonio Corretto, Luca Guzzetti
  • Anno: 2005
  • Formato: 14x22
  • ISBN: 9788888546599
  • Pagine: 136


€ 10,00

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Gli sfaccettati contributi che convergono in una biografia politica a più voci di Nicola Corretto, sono molto utili per una impostazione storica di quella che ancora, all'inizio del 2003, viene definita la "questione socialista" (intervento di Luciano Violante a proposito della pubblicazione del'"Avanti!" nell'ambito di Forza Italia: vi scriverà Berlusconi). La vicenda dell'operaio pastaio diventato dirigente nazionale del partito e senatore della repubblica, è emblematica di una storia collettiva della sinistra che ha dato il contributo della formazione di un ceto dirigente di origine popolare, che ha radicato nel tessuto nazionale una democrazia rappresentativa inizialmente molto marcata da una derivazione esterna (la vittoria degli alleati), soprattutto nelle regioni meridionali che non avevano conosciuto l'esperienza della Resistenza al nord. In questo contributo è stato, ovviamente, di grande rilievo il ruolo del PCI. Ma vi è stato uno specifico contributo socialista, non confondibile con quello comunista, del quale la vita di Nicola Corretto è un esempio probante. Inizia con la ricostruzione del partito, ad opera di Rodolfo Morandi, dopo la scissione del 1947 e la sconfitta del 1948. Si conclude, persino dopo l'esperienza, con tratti maoisti, del PSIUP (sulla quale, nel libro vi sono testimonianze politicamente significative, ma anche divertenti, come l'episodio televisivo del quale è protagonista proprio Corretto), col ritorno nel vecchio partito, perché il senatore non avrebbe mai potuto "trovare casa" tra i comunisti (e oggi questa "questione socialista" concerne anche i loro eredi). 

Un passaggio cruciale di questa storia socialista, strettamente connesso alla tematica riformista, che tuttora affatica la sinistra e l'Ulivo, è appunto la scissione del PSIUP del 1964. In una testimonianza viene attribuita a Francesco De Martino (al quale Corretto era particolarmente legato, anche per l'impegno profuso a Napoli) una valutazione secondo la quale se avesse intuito quali e quanti tra i migliori compagni sarebbero confluiti nel nuovo partito, forse lo stesso De Martino sarebbe andato con loro. Non mi pare attendibile che il segretario successore di Nenni abbia mai espresso questo giudizio. Egli, proprio con Nenni e con Riccardo Lombardi, era convinto che l'esperimento riformista del centro-sinistra, attraverso l'intesa con la DC, fosse nel 1963 una strada che per il partito socialista non aveva alternative. Solo percorrendo tale strada, si sarebbe potuto verificare, come avvenne, che il partito non aveva la forza sufficiente per perseguire obiettivi autenticamente riformisti, di fronte, alla forte resistenza degli interessi conservatori (Lombardi avrebbe poi detto che il centro-sinistra migliore era stato quello che ancora non esisteva, cioè il governo Fanfani del 1962 reso possibile in parlamento non dal voto favorevole, ma dalla semplice astensione del PSI). Se il tentativo non fosse stato fatto, non si sarebbe avuta neanche la dimostrazione che una politica veramente riformatrice incontra in Italia resistenze talmente forti da non essere perseguibile se non attraverso una mobilitazione molto ampia di energie (problema anche attuale). 

dalla prefazione di Giorgio Galli

Autori

Lacaita Editore